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Valle Argentina e il suo Mare

La Valle Argentina ha una lunghezza complessiva da sud a nord di meno di 40 km e una superficie di poco superiore ai 200 Kmq, tuttavia desideriamo suddividerla in quattro zone:

i territori del rosmarino e dell’agave – il mare;

i territori dell’olivo – primo entroterra;

i territori del castagno e – secondo entroterra;

i territori del larice e delle stelle alpine – alta montagna .  

 

Mare

Il mar Ligure si insinua in mezzo alle montagne, in questo caso tra Capo Verde, nel Comune di Sanremo ( sconfiniamo in Valle Armea) e Punta S.Stefano a confine con Cipressa ( interessiamo una serie di vallette di rii minori: Caravello, S.Caterina, Torre, Aregai).

La Valle Argentina è una delle vallate meglio conservate della Liguria, il suo mare, pur essendo piuttosto urbanizzato, offre punti ancora incontaminati e da valorizzare.

Presenta, nei territori del rosmarino e dell’agave, ma che potremmo anche definire delle palme e soprattutto dei Fiori, un  tratto di costa  con  alcune peculiarità uniche in tutta la Provincia di Imperia: il Porto Turistico Marina degli Aregai, da circa 900 posti barca, alcuni porticcioli minori: Arma, Riva Ligure, S.Stefano,  le spiagge di Arma che sono tra le più ampie e più sabbiose della Riviera Ligure.

Sia la Marina degli Aregai che le spiagge armesi stanno ottenendo, e hanno ottenuto per molti anni, la bandiera blu d’Europa.

Nel contempo la costa permette la visita ad alcuni degli antichi Borghi Marinari Liguri di Riva Ligure e di S.Stefano al Mare che hanno ancora il fascino dell’epoca dei velieri. Via Roma di S.Stefano al Mare, con la torre comunale, a nove lati, a levante e  la piazza della Chiesa a ponente, e, a Riva Ligure, via Nino Bixio, sono i tipici carrugi Liguri.

Con le dovute proporzioni sono “il Budello di Alassio” dell’estremo Ponente Gli archi presenti tra gli edifici, soprai “ carrugi” sono stati in gran parte dopo il terremoto del 23 febbraio 1887 ( noto come terremoto di Bussana Vecchia), con le normative antisismiche attuali non potrebbero essere realizzati ma rappresentano un valido consolidamento sismico (secondo il Prof. Alfredo Corsanego, titolare della cattedra di Scienza delle Costruzioni alla facoltà di Ingegneria ’Università di Genova, membro del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti del CNR …….). Un altro caso in cui i nostri nonni hanno sapientemente risolto dei problemi, che noi non possiamo risolvere in quanto la Legge ce lo vieta,…… perché non abbiamo gli adeguati modelli di calcolo.

Le due cittadine, dalla storia millenaria rappresentano con Pompeiana Terzorio e Cipressa l’antico Principato di Villaregia. Arma, Aregai, Riva, Cipressa, hanno torri di avvistamento per la difesa dai corsari, risalenti al 1500, che ruotavano attorno alla Torre Gallinara di Cipressa.

Da  Cipressa mediante segnali di fumo, durante il giorno, o mediante fiochi, nella notte, si segnalava l’arrivo dei corsari e quindi le popolazioni si preparavano alla difesa.

Particolarmente interessante è la Torre  dell’Arma  in un posto di bellezza particolare, costruita dai “Taggiaschi” e “Bussanelli” , permetteteci la traduzione dai termini dialettali. Sorge è in Comune di Sanremo, nei pressi di un sito archeologico la cui  importanza non ci è ancor ben nota.

Oltre a reperti di uomini preistorici, vi si trovano tracce di orsi, lupi e fiere che hanno popolato questi luoghi nella preistoria.

Il mare è anche presente nei pressi del Sito archeologico di Costa Balena, in comune di Riva Ligure dove si osservano i resti di un’antica villa romana.

Arma, Riva Ligure, S.Stefano al Mare, con i loro uomini hanno scritto importanti pagine della nostra marineria. Esistono importanti pubblicazioni della  “ Compagnia Armasca” che illustrano il rapporto esistente, in passato, tra il mare e gli uomini di questi Borghi.

  1. Stefano ha avuto tra i Suoi uomini più importanti il Capitano D’Albertis a cui è dedicato un tratto del lungomare e che ha donato alla cittadina una parte dei locali della casa di riposo.

Come si può osservare dalle foto il mare ha una bellezza particolare nei mesi invernali.  L’aria limpida, che al mattino ci permette di osservare la Corsica, mette in risalto il contrasto dei colori: tra il blu del mare, i grigi della sabbia e delle scogliere, il verde degli alberi. Il bel tempo, con le  giornate di sole e l’alta pressione che creano gravi problemi di smog nelle grandi città, nella nostra zona esaltano ancora di più la purezza dell’aria e ci permettono di osservare dei panorami unici.

Le passeggiate sulla spiaggia, o sui lungomari vanno, grazie anche alla pista ciclabile in corso di realizzazione,  dal porto Marina degli Aregai  sino a Bussana Mare, nel comune di Sanremo, per una lunghezza di circa 6 chilometri.  La vegetazione spontanea è ancora presente sulle alture sopra Arma, sia verso Bussana, che verso le Grange , un promontorio in puddinga a confine con  Riva Ligure. Siamo nel regno del timo e del rosmarino, mentre la parte antropizzata, che alcuni anni orsono era caratterizzata esclusivamente dai fiori, ora si distingue per le coltivazioni  a fronda recisa. Nei giardini sono presenti: gli eucaliptus, i pini marittimi e le palme di ogni varietà pur essendo nell’habitat ideale di lecci, carrubi, corbezzoli. Non dimentichiamoci che siamo a pochi chilometri, dai giardini Hambury, dove sono presenti essenze marine di tutto il mondo.

 

Primo entroterra

Immediatamente a monte dei paesi costieri, la valle Argentina, con gli sconfinamenti detti in precedenza, presenta i “territori dell’olivo” gli abitati: di Cipressa, Terzorio, Pompeiana, Castellano, Taggia , Bussana Vecchia, e in seconda fila: Badalucco, Montalto, Ceriana con le loro frazioni.

Il primo entroterra se non presenta il contatto diretta con l’acqua di mare e non offre le suggestioni del panorama alpino, tuttavia offre testimonianze storiche e beni architettonici di  valore unico.

Non è nostro compito andare ad elencare e illustrare i monumenti e le opere d’arte presenti nei paesi di Cornice, anche perché lo studio di uno solo dei paesi sopraddetti  richiederebbe lo spazio a disposizione di tutta la presente pubblicazione.

I paesi di Cipressa, Terzorio, Pompeiana presentano il fascino del centro storico tipicamente Ligure, con case in pietra di fattura semplice, frutto di stratificazioni storiche, con una vista stupenda sul mare.  Oggi gli edifici, forse anche per opera della corrosione del tempo, oltre che per una scelta non proprio dettata da una coscienza filologica del restauro, presentano molte facciate in pietra a vista che danno un’atmosfera particolare ai centri storici.

 

Taggia, ha uno dei centri storici più importanti della Liguria, dopo Genova.

Il primo monumento che si osserva arrivando da lontano è il Castello, con le mura e con i Bastioni,  quindi è il ponte Romanico. Una sua foto è  presente alla fine del capitolo le vie del sale. Il ponte Romanico è percorribile a cavallo come tutto il Centro Storico. Percorrendo il centro Storico si osservano altri monumenti  molto importanti: i numerosi palazzi, dimore delle più importanti famiglie tabiesi, tra questi: Palazzo Curlo – Spinola all’ingresso sud del centro Storico, palazzo Lercari, sede del Centro Culturale Tabiese, con l’antica fontana del Braki, poco sotto la chiesa Parrocchiale, a monte di palazzo Spinola, palazzo Soleri in via Soleri. Via Soleri per i taggiaschi è il “ Pantan”  al centro della parte bassa della Città antica, con i  portici, dove sono presenti alcune attività commerciali caratteristiche. Nel Centro Storico i palazzi importanti sono numerosi, ma sicuramente un ruolo di emergenza architettonica lo ricopre l’edilizia religiosa.

Si possono osservare le Chiese di S. Martino, Del Canneto, di epoca medievale,  i conventi: dei Padri Domenicani, rinascimentale, in cui sono conservate importanti opere pittoriche,  e dei Padri Cappuccini, le Chiese di S. Benedetto Revelli nei pressi della Chiesa del Canneto, la Chiesa parrocchiale, Basilica della Madonna Miracolosa dedicata ai Santi Giacomo e Filippo ubicata a sud del Pantan. Storicamente ed affettivamente iportanti sono le due chiese sedi  degli oratori dei Rossi ( SS. Trinità) lato nord del Centro Storico, poco sotto il Convento dei  Cappuccini a poca distanza dalle Chiesa di S.Benedetto, nel rione Colletto e dei Bianchi ( S. Sebastiano e S. Fabiano) ubicata sul lto nord di Via Soleri.

La Chiesa di S. Lucia  , lungo la via omonima, è ubicata poco sotto il castello, a sud-ovest dell’abitato;  rappresentava un punto di riferimento per chi in passato giungeva a Taggia, a piedi o con i muli, da Ceriana o dalle frazioni di Beuzi, Pamparà , Maberga.

La Chiesa di S. Teresa, con l’omonimo convento al momento risulta molto degradata e quindi non visitabile.

Interessante e anche divertente, per l’atmosfera che visi respira, la visita a cavallo del Centro storico, seguendo via s.S.Dalmazzo, che lo attraversa dal Rione Colletto sino al convento dei Padri Domenicani ( via Bastioni).

Il percorso è consigliato a cavalieri esperti, o con una guida locale, per non doversi trovare lungo scalinate ripide o vie da cui risulti difficile uscire.

Taggia ha un importante Centro storico e una storia ben presente ai Suoi cittadini che alcune volte all’anno la rievocano, “giocano con la storia” ( vedi altro capitolo).

Sulle alture di Taggia ( monte Pistorino, monte Neveia, monte Merlo)  in direzione di Ceriana, si possono rinvenire tracce degli antichi castellari in cui abitavano i Liguri ancora prima della dominazione dei romana.

Sullo spartiacque tra la Valle Argentina e la Valle Armea, sul monte omonimo vi era  la “ Neveia”: grande cavità, con struttura in pietra, interrata, avente la funzione, in passato, di conservare la neve che si accumulava nel periodo invernale, per offrire refrigerio agli alimenti nel periodo estivo. Attraverso una rampa elicoidale si scendeva con i muli nella neveia, e vi si caricava la neve pressata e  la si trasportava a Taggia.

 

Sempre del primo entroterra fa parte Castellaro, il cui nome riprende gli antichi borghi fortificati, ubicati sui crinali per meglio difendersi dalle aggressioni, precedenti la conquista di questi territori da parte della colonizzazione romana.

Il libro “ Antichi sentieri” edizioni Atene è un romanzo  che narra la vita dei “ Liguri Montani” poco prima, e nel momento, dell’invasione, ed integrazione con i Romani, con la nascita del Paese di Dolceacqua. Il romanzo è ambientato circa 250 anni a.C.

Castellaro oltre ad avere un centro storico di crinale, presenta nella parte bassa un bel campo da golf, facilmente raggiungibile dalla costa e l’importante Chiesa dedicata a N.S. della Lampedusa.

La  storia- romanzo della Lampedusa può essere approfondita attraverso la lettura di uno dei nostri più importanti scrittori : Ivan Arnaldi (Nostra Signora di Lampedusa, Storia civile e materiale di un miracolo mediterraneo – Leonardo editore) .   Il passaggio dalla Lampedusa ci permette la salita a S. Salvatore ( m.700 circa, poco sotto il Monte Faudo) che, rappresenta un importante crocevia per chi si avvii sul crinale della Valle Argentina in sponda sinistra. ( Vedere foto cap. olio e oliva taggiasca).

  1. Salvatore risulta l’omologo, per i nostri viaggi a cavallo, del Colle Melosa per chi ridiscenda il crinale della Valle Argentina in sponda destra.

Badalucco, Montalto Ceriana, per la loro storia, per gli ambienti che preesentano, per le suggestioni che riescono ad offrire, potrebbero essere oggetto di numerosi volumi, noi possiamo solo dire che sono ubicati immediatamente a monte di Taggia e  da questa possono essere raggiunte a cavallo in poco tempo.

Per arrivare a Badalucco da Taggia si possono percorrere diverse strade, a cavallo si può seguire la S.P. 548, in un’ora ( circa 7.5 Km) si raggiunge Badalucco. Questa strada può essere consigliata solo a cavalieri esperti, o a un gruppo di cavalieri scortati da un’auto che ne segnali la presenza, in quanto la strada è molto frequentata da auto e autocarri. In alternativa a questa strada, avendo i cavalli allenati e un’intera giornata a disposizione esiste la strada per Albareo, Monte Merlo, bivio per Monte Ceppo, Vignai, Ciabaudo, S. Bernardo, Badalucco. Con l’alternativa a Vignai  ( 10 Km. di asfalto in leggera discesa) di salire a Monte Ceppo ( Fascia Runda e di qui scendere su Ciabaudo) questa alternativa molto panoramica è tuttavia piuttosto lunga, portando il percorso Taggia – Badalucco a oltre 40 Km. e con un dislivello di circa m. 1500, sia in salita che in discesa.

Per conoscere questo percorso, nel tratto Taggia-Ceppo vedere “Le Vie Del Sale (ultima tappa)” e prima tappa del percorso “Bussana di Sanremo – Triora ( Escursioni Invernali) “. La discesa Ceppo – Ciabaudo, frazione di Badalucco a circa 700 m s.l.m., può essere un’alternativa più breve di circa 1 ora, all’arrivo delle Vie del Sale. L’arrivo a Badalucco avverrà attraverso il Ponte nei pressi della Chiesa degli Angeli (foto), anche questo come quello di S.Lucia (vedi foto) è in pietra, con una grande arcata che passa l’alveo del Torrente, di epoca tardo medievale.

E’ consigliabile una visita a Badalucco, nella seconda metà del mese di settembre, oltre che per il clima ideale, anche per la concomitanza con la Sagra dello Stoccafisso alla Badalucchese.

La sagra, anche per le manifestazioni collaterali è una delle più importanti della Provincia di Imperia e offre l’occasione per assaggiare lo stoccafisso cucinato in modo molto particolare ( con una lentissima cottura in olio extravergine locale).

Per chi non avesse modo di assaggiarlo alla Sagra e volesse fare  una visita al Paese in un altro periodo, anche per meglio osservare le bellezze architettoniche e le sculture d importanti ceramisti contemporanei, si consiglia un pranzo, o una cena, al CANNON D’ORO  ( ristorante tradizionale nel Centro, dove Gustare 3 soli piatti:  ravioli, stoccafisso alla badalucchese, torta tipica).

Il Cannon d’Oro è un ristorante un po’rustico, che ben si adatta agli amanti dei cavalli, ma per chi fosse un amante della cucina internazionale, oltre che della cucina tipica locale, Badalucco offre altri ristoranti di indubbio prestigio e classe: La Capanna dei Celti ( poco sopra l’abitato, ma già in Comune di Montalto) e poco prima dell’abitato: Il vecchio Frantoio, Ca’ Mea, Il Ponte.

La presenza a Badalucco e Montalto   di un così gran numero di ristoranti di alta qualità, distribuiti su  un piccolo territorio, e l’ aver dato i natali a cuochi hanno ottenuto importanti riconoscimenti in tutto il Mondo, può solo essere spiegata con una tradizione culinaria consolidata nel tempo, con l’abitudine ad utilizzare  prodotti di alta qualità: Olio extravergine, fagioli di Badalucco, patate di Montalto, funghi porcini , verdure ed erbe aromatiche varie……..per chi viene da Montalto, Molini, Triora…..

 

Il primo entroterra essendo poi molto vicino alla costadove sono collocate gran parte delle attività lavorative è abitato da un buon numero di persone che lo rendono vivo e vivace tutto l’anno e non solo nei momenti topici in cui si svolgono cerimonie religiose o feste di paese. Le feste religiose, tra cui quella alla Madonna della Neve, a cui i Badalucchesi sono particolarmente devoti, rappresentano un importante momento di aggregazione della Comunità e possono offrire al turista un momento di conoscenza dello spirito di queste genti.

Per noi che amiamo viaggiare a cavallo, non bisogna perdere la festa di Sant’AO’ ( Sant’Eligio) protettore degli equini, che si svolge, ai primi di giugno a Ciabaudo, con partenza da Badalucco. Analoga festa sempre nei mesi di giugno e luglio vi è a Taggia e a Castellaro ( con pranzo sotto i lecci secolari della Lampedusa).

 

Montalto può rappresentare un punto di passaggio, per chi viaggia a cavallo. Si trova infatti lungo il percorso che conduce dalla Valle Argentina alla Valle del San Lorenzo o del Torrente Prino attraverso la risalita al Santuario dell’Acquasanta e al passo di Vena, sul lato nord del Monte Faudo.

Montalto è arroccata su uno sperone molto ripido è quindi sconsigliabile, e quasi impossibile, visitarne il centro storico a cavallo.  Il centro storico presenta  scorci panoramici sia sulla bassa Valle, che su Badalucco, che sulle montagne a cornice verso la Francia e il Piemonte. Merita una visita la Chiesa Parrocchiale di SanGiovanni ma, soprattutto, la Chiesa di San Giorgio, poco sotto il Centro abitato, in direzione Badalucco.

La Chiesa di San Giorgio rappresenta uno dei più importanti, e meglio conservati edifici medievali della Provincia di Imperia, perché restaurato da parte dell Sovrintendenza ai Monumenti Ligure del mitico geom. Bellezza Giuseppe nel 1996. A questo proposito può essere interessante la lettura del libro del prof. Fulvio Cervini, Architettura Medievale in Valle Argentina, Pro Triora Editore. Il Libro degli editori Trioresi ci permetterà di inquadrare storicamente anche gli edifici: chiesa di S. Martino e del Canneto di Taggia, chiesa di S. Faustino e S. Giovanni dei Prati ( vedi  cap. Vie del sale), le chiese di S. Giovanni  e di S. Sebastiano di Carpasio,  i resti di S. Caterina di Triora sulla via per Goina, sempre a Triora la parrocchiale di Santa Maria Assunta e la Chiesa di S.Bernardino,  a Molini N.S. della Montà,  al monte Faudo la chiesetta di S. Salvatore ( vedi cap. Terra dell’oliva taggiasca), S. Bernardo di Andagna, San Pietro di Ceriana.

 

 

 

Secondo entroterra

 

Attraverso le chiese di origine medievale, del libro citato, scritto da Fulvio Cervini siamo passati dal primo al secondo entroterra, anche se questa divisione per la stretta vicinanza dei vari territori  è puramente fittizia. Siamo quindi passati dai “territori dell’Olivo” ai “territori del Castagno”.  Il castagno coltivato nei territori a monte degli oliveti è stato, in passato una importante risorsa per le popolazioni che vivevano negli attuali comuni di Molini di Triora, Triora, Carpasio. Il castagno è presente dai 500 m sul livello del mare sino a circa 1000 m. Particolarmente belli da visitare sono i castagneti citati nelle “vie del Sale” sullo spartiacque tra la Valle  Argentina e la Valle Armea nei territori di Taggia e Ceriana.

Triora nel 1500 era una antica podesteria, e ancora oggi conserva un ricordo della Sua  potenza negli antichi palazzi Stella e Oddo, in corso di restauro, o nelle sua chiese, chiaramente sovradimensionate e in soprannumero,  se rapportate alla popolazione attuale.

A Triora, oltre alla raccolta delle castagne, ci si dedicava alla pastorizia e alla coltivazione delle granaglie: orzo, farro….che meglio si adattavano, rispetto al grano, alle strette fasce del territorio montano, estremamente acclive.

Attualmente le risorse economiche del territorio sono sicuramente sotto utilizzate, l’ardesia non essendo stata utilizzata per lavorazioni di qualità in loco, ma essendo limitata alla pura attività estrattiva ha, forse, prodotto più danni ambientali che ricadute occupazionali positive.

Le indubbie risorse ambientali e paesistiche sono valorizzate dai molti volontari della Pro Loco di Triora, che con l’apertura del museo della Strega e della Civiltà Contadina, con l’animazione di sagre, con le feste, con il fascino delle Streghe, ma soprattutto con la casa editrice PRO TRIORA Editore, continuano a tenere vivo un paese che molte altre nazioni stanno scoprendo prima dei liguri.

Triora era al centro di molte attività del territorio circostante  con le frazioni di Cetta  e Loreto ( vedi  cap. escursioni invernali), di Bregalla e Creppo, di Goina. Le frazioni  e le case isolate hanno  ciascuna le proprie peculiarità urbanistiche, architettoniche, ambientali. Tutte, come il capoluogo, sono edificate sui terreni rocciosi, piuttosto acclivi, con strade strette. L’ubicazione, oltre ad essere dovuta alle ovvie esigenze difensive, era dettata dalla necessità  di preservare all’agricoltura i terreni meglio coltivabili o da destinare al pascolo di: pecore, capre, bovini.

Molini in passato era una frazione di Triora, dove per la presenza delle grandi quantità d’acqua del Torrente Capriolo, in sponda sinistra rispetto all’Argentina, e del Torrente Argentina Stesso, esisteva  la forza motrice per far funzionare i mulini per le granaglie che venivano coltivate negli ampi territori del Triorese. Per Molini valgono le cose dette per Triora, si riscontra una grande presenza di edifici religiosi. Il territorio molto grande presenta le importanti frazioni di Corte e di Andagna. Andagna è ubicata lungo la strada in parte sterrata che porta verso Passo Teglia e il bosco di Rezzo, uno dei più importanti della Liguria. Corte ci può portare, a cavallo,  verso il Passo della Mezzaluna e quindi al Colle Garezzo lungo le Vie del Sale.

Carpasio fa parte, come Triora, dei territori, di confine tra la collina e la montagna. Infatti presenta nella parte bassa del suo territorio l’olivo, mentre nella parte alta ( località Prati Piani – Colla D’Oggia ) prati e pascoli tipici dell’alta montagna.

Carpasio ha una conformazione urbana simile a quella di Triora, sorge su un monte, facilmente difendibile,  ubicato su roccia e quindi non intaccando le zone più facilmente coltivabili. Il centro storco, di origine medievale, risulta molto suggestivo.

Ma se il Centro storico è suggestivo, particolarmente piacevole risulta essere il sottostante Torrente Carpasina, riserva di pesca alla Trota, e con ponti in pietra, laghetti ben mantenuti.

Da Carpasio si raggiunge lo spartiacque verso la Valle del Maro e da qui si può scendere, con molta fatica assistiti da guide, sino a passo Vena e quindi a S. Salvatore,(vedi cap. Olio e Oliva Taggiasca), siamo sull’antica Via Marenca.

Carpasio rappresenta un punto di passaggio verso la Valle del Maro e quindi verso la Valle Impero e nel contempo, per chi viaggia a cavallo, offre un punto tappa, a  Prati Piani, verso il Passo Teglia e il Bosco di Rezzo, verso Colle Garezzo, e il Piemonte ( vedi Vie del Sale).  Prati Piani e Colla D’Oggia  sono già l’ingresso verso l’alta montagna ligure.

 

Alta montagna

 

   La Valle Argentina è l’espressione più completa dei mariemontiliguri. Infatti oltre a quanto già detto a proposito del suo mare occorre precisare che la MONTAGNA LIGURE ha qui i suoi cartteri più importanti. Alcune immagini e una parte della descrizione sono presenti nei capitoli 3 “Le vie del Sale”, 7 “ Escursioni invernali”.

La montagna della Valle Argentina guardando da est verso ovest comprende: S. Salvatore, monte Faudo, Colla D’Oggia, Colle Garezzo, Monte Frontè, Monte Saccarello, Colle Sanson, Cima Marta, Monte Grai, Colle Melosa, Monte Ceppo, Monte Merlo, monte Neveia..

Un arco al di sopra dei 750 m. con un tratto centrale al di sopra dei 1500 m. e due montagne oltre i 2000 m. La cosa che stupisce di queste montagne è che essendo le più lontane ( Saccarello) a meno di 30 Km in linea d’aria dal mare e le più vicine a circa  6- 8 Km ( Neveia, Faudo), sono presenti ambienti, flora e fauna tipicamente alpine. Al Saccarello e a Frontè, a parte la ricchezza di endemismi unici, tra i quali le stelle alpine e alcune rare varietà di orchidee, sono visibili: Aquile, camosci, marmotte e molti altri animali. Per questo abbiamo definito la zona come il territorio del Larice e della Stella Alpina. I panorami che si possono apprezzare in questo tratto delle alpi sono unici, sia in estate che in inverno, dai prati del Saccarello si riescono a vedere le navi nel tratto di mare compreso tra Diano Marina- Imperia e Sanremo- Mentone.

Dal Faudo, nelle mattine di inverno, si vede la Corsica.

Le peculiarità ambientali, botaniche e faunistiche possono essere comprese solo dalla visita a questi ambienti, partendo, ad esempio, con un fuoristrada, da Triora, da Colle Melosa, da S. Bernardo di Mendatica o da Briga Marittima ( La Brigue).

Il territorio Montano si presta particolarmente al treking equestre, anche se richiede: capacità e conoscenze tecniche di monta alpina non elementari e la necessità di essere accompagnati da cavalieri o guide che conoscano bene i percorsi.  Su alcuni tratti, tipo le vecchie strade militari, per cavalieri esperti, e che non soffrano di vertigini, può essere sufficiente l’uso di una cartina. E’ raccomandabile comunque molta attenzione. Infatti può essere spiacevole, ad esempio, l’attraversamento della lunga e buia  Galleria di Colla Ardente, nel tratto di strada militare compreso tra Colle Sanson e il Passo della Guardia, sopra Triora. Occorre poi prestare molte attenzioni ai violenti temporali estivi in zone particolarmente esposte.

La visita al territorio non può comunque prescindere dall’esame dei manufatti e delle costruzioni che su questo territorio sorgono. L’ambiente naturale ha subito, positivamente, l’influenza dell’antropizzazione. Le frazioni di Realdo, Verdeggia e le piccole borgate del Pin di Borniga Goina, presentano: case, casoni, chiese, fienili, ponti e muri a secco che hanno un ruolo importante nella formazione del paesaggio e che cotituiscono una pietra miliare  della nostra cultura.

Qui a fianco vi sono alcune immagini, un po’ datate, di Realdo e di Goina. Realdo, con Verdeggia, è  l’avamposto della cultura Brigasca ( Occitana ) in Vale Argentina. I paesi di Realdo e Verdeggia in Liguria, La Brigue, ( vedi cap. Dipartimento delle Alpi Marittime) Morignole in Francia, Piaggia, Carnino ( vedi capp. Le vie del Sale e sconfiniamo nel Monregalese), Upega e Viozene in Provincia di Cuneo sono la “TERRA BRIGASCA” con una storia, tradizioni e cultura unitari e differenti rispetto ai liguri, ai francesi ed ai piemontesi. Per comprendere la cultura e le tradizioni  brigasche è  consigliata la lettura de “ A Vastera”.

Per cultura si deve intendere il senso più ampio del termine è quindi  in primo luogo la lingua, non facilmente comprensibile anche per chi parla correntemente il dialetto ligure, anche quello di Triora,  quindi la cucina poco a valle siamo nella regno dell’olio di oliva, del pomodoro,  mentre in “Terra Brigasca” siamo nell’area della “ CUCINA BIANCA”e quindi dei formaggi, del burro del latte e delle patate. Un confronto tra la cucina ligure della Colomba D’oro di Triora, e della Tattoria di Loreto, con la cucina dell’albergo – ristorante da Settimia di S. Bernardo di Mendatica fa comprendere le differenze tra questi due mondi confinanti.

L’architettura e le tecnologie costruttive sono anche queste differenti, la tegola scompare per lasciar posto alle coperture in “ciape”, di cui gli abadini di ardesia sono solo lontani parenti.

Gli importanti Palazzi Trioresi qui non hanno riferimenti. Le costruzioni sono più modeste, ma con una loro dignità e uno stile, ad esempio per quanto riguarda poggioli e loggiati a struttura in legno, che rendono unici questi paesi. La tessitura muraria, anche se semplice e realizzata con pietra locale non squadrata, è estremamente curata, gli archi e le volte, come i solai e la struttura dei tetti  che non è mai improvvisata. Se si trovano delle parti realizzate in modo poco fedele all’ambiente o poco curato, sono certamente frutto di qualche intervento piuttosto recente.

L’ambiente è tipicamente montano, negli edifici dovevano avere i loro spazi gli animali: le pecore, i bovini e gli animali da soma, Le case di Realdo e Verdeggia presentano molte affinità con alcune costruzioni che troviamo nella frazione di Goina di Triora, nella parte alta della Valle del Torrente Capriolo, sotto il Monte Frontè.  Forse perché Goina in passato rappresentava una sorta di alpeggio estivo  per gli abitanti di Verdeggia.

A Goina le case originarie, in cui abita Silvio con la sua famiglia e sino a pochi anni orsono Antonio, sono costituite  da un piano terra destinato agli animali, un primo piano destinato all’abitazione, con un canniccio soprastante. Il focolare oltre alla funzione di riscaldare e cucinare i cibi serviva per far seccare le castagne. Le castagne erano poste su un graticcio a circa 2 m. da terra all’interno dell’abitazione.

Per chi non sia abituato al forte odore di fumo, colpisce  molto l’entrare in queste abitazioni nei periodi freddi. L’impatto con una realtà così diversa è ampiamente ripagato dalla squisita ospitalità delle persone che qui abitano.

Le case hanno tessitura muraria in pietra estremamente curata, con scale interne in legno di castagno e tetti in legno di castagno e manto in ciappe. Il piano terra in genere è chiuso da una volta in pietra o da solai sempre con travi, travetti e tavolato in legno di castagno. Le altezze interne, per ovvie esigenze termiche sono molto contenute e sull’ordine dei 2,0 – 2,20 m.  La cucina di Goina è la Cucina Bianca, con latticini, patate formaggi, carni di capretto, coniglio.

Molti anni orsono in un viaggio a cavallo, dalle Navette- Monesi – Triora, scendendo dal Passo della Guardia, siamo stati ospiti per una cena da Antonio e Maria è abbiamo avuto modo di assaporare questi cibi unici. Il pane era fatto nel forno comune, al centro della frazione.

I racconti di SILVIU DE GUINA, sono ancora ben presenti in chi scrive e che ha avuto modo di approfondire durante la preparazione di una tesina di urbanistica, con gli, attuali, ingegneri Angelo Simonelli e Gian Carlo Giorgini, sotto la supervisione del Prof. Arch. Giovanni Spalla.  Il prof. Spalla, oltre ad essere stato il Progettista e Direttore Lavori di Palazzo Ducale di Genova è l’autore di “ PIETRE E PAESAGGI” , utile approfondimento per chi voglia comprendere “l’architettura monumentale delle alpi liguri”.

La sensibilità del Prof. Spalla ha sputo coniugare, con lo stesso livello di approfondimento lo Studio di Palazzo Ducale, forse l’edificio storico più importante della Liguria e l’analisi delle modalità costruttive della casa di Silviu a Guina.

Silvio, oltre a spiegarci tecniche e sistemi costruttivi degli edifici, tramandategli dai suoi antenati,e non rilevabili nella letteratura tecnica, ci ha permesso di meglio comprendere i criteri urbanistici con cui le frazioni venivano edificate. Nulla era lasciato al caso, né nella scelta dei terreni su cui andare ad edificare, ne sui tracciati dei percorsi di sentieri e mulattiere, né  tantomeno nella scelta delle aree da destinare alle coltivazioni o alla raccolta del fieno. Sino a pochi anni orsono Silvio tagliava e confezionava il fieno di ampi prati posti nel “Sotu de Giaire” ( fosso dei torrenti) sopra l’abitato di Goina, sotto il Monte Frontè, a circa 1600 m. di quota, ospite di un casone. Nell’ambito di uno Studio con il Prof. Chirico Antonio dell’Università di Genova, nel 1985 quando l’edilizia bioclimatica, era ancora sconosciuta ai professionisti dell’edilizia, abbiamo verificato sempre con gli attuali ingegneri Angelo Simonelli e Gian Carlo Giorgini,i vaori dell’irraggiamento solare dei prati del CIOTU DE GIAIRE, trovando, in valori molto elevati i riscotri a quello che i Pastori delle Alpi liguri facevno da secoli.

Altra storia che mi colpiva, e un po’ fa arrossire gli appassionati di treking, erano i racconti di Antonio che passava intere giornate per andare a recuperare le capre  che da Goina salivano al Ciotu de Giaire o andavano verso il Colle Garezzo, percorrendo sentitieri difficili e con dislivelli sull’ordine dei 500 m.

L’alta montagna offre panorami unici, come quelli che si osservano dal Rifugio Sanremo sullo spartiacque ta la Valle Argentina e la Valle Arroscia, a circa 2000m. ( ved. Foto cap. Le vie del sale). Cinquanta anni orsono alcuni giovani di Triora  ( Lanza…) raggiungevano questo rifugio il sabato sera,  a piedi da  Triora, in inverno con gli sci in spalla. La domenica mattina sciavano sino a Monesi di Triora, su piste non battute, e quindi ritornavano a piedi a Triora, siamo nell’epoca in cui lo sci in Liguria, e forse non solo in Liguria, era uno sport pionieristico.

L’auspicato rilancio di Monesi di Triora ( vedi il Sito internet), con la realizzazione della nuova seggiovia, sul versante nord delle montagne ( Saccarello, Frontè) di cui stiamo descrivendo il versante sud, permetterà a molte persone “ comuni” di assaporare gli stessi scenari e le stesse emozioni.